martedì 17 novembre 2009

minima / Mecenati

I Wiener Philharmoniker, il Coro polifonico della Fondazione Bartolucci (tra i maggiori interpreti di Perluigi da Palestrina), il Palatia Classic Brass Ensemble; nelle precedenti edizioni, le principali orchestre sinfoniche europee, e direttori come Riccardo Muti, Daniele Gatti, Leopold Hager, Franz Welser-Möst. Tutto gratis et amore Dei. Sfondo: le absidi delle basiliche romane. È il Festival internazionale di musica e arte sacra giunto all’ottava edizione, che si svolge nelle quattro basiliche patriarcali, cioè in territorio vaticano dal 18 al 22 novembre. Una fondazione, la Pro Musica, mecenate d’altri tempi piuttosto che sponsor, regala al popolo romano concerti di gran classe. Benché la crisi economica si sia fatta sentire anche qui, costringendo a ideare per quest’anno un programma con molto organo e poche orchestre, resta un modello di intervento pubblico, anche se fatto da privati.

Lo scorso anno, nella basilica di San Paolo, all’inaugurazione era presente pure il papa, e la scena del suo arrivo ricordava una Roma ottocentesca: nonostante la prestigiosa orchestra che si esibiva, i Filarmonici viennesi appunto, la curiosità del pubblico era tutta rivolta al vecchio sovrano vestito di bianco che attraversava la navata per sedersi su un tronetto tra due guardie svizzere con l’alabarda. L’osservatore cosmpolita, il nostro massimo scrittore vivente, Alberto Arbasino, commentava: «A San Paolo i Wiener sono perfetti e l’acustica insolitamente ottima, nonostante l’assenza di apparati visibili». Diverso dal misero Auditorium tanto atteso dalla città di Roma, e pagato di tasca nostra, dove gli amanti della musica vanno via a metà esecuzione, irritati per i difetti dell’acustica. Mentre gli amanti della bellezza sono umiliati dal fabbricato in mattoncini, con i portici che, al meglio, evocano il neorealismo architettonico delle borgate romane del dopoguerra.
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